Ogni viaggio lo vivi tre volte:
quando lo sogni, quando lo vivi
e quando lo ricordi
Francesco Veronesi, Stefania Capelli, Alberto Artiglia, Mauro Bailo, Silvio Sommazzi. Andrea Ferrari, Claudio Danesi, Leonardo Beghellini
Tour leader: Brahim Mezane
UNA RAGIONE PER VIVERE E UNA PER MORIRE (*)
No, non è un’affermazione filosofica o antropologica. E’ il solito vezzo di prendere le cose alla larga, con metafore, per lo più di tipo cinematografico (*). Una ragione per vivere, una per morire e una per andare nel Sahara Occidentale. Da birdwatcher. Di seguito il trip report del nostro viaggio in Western Sahara, 28 febbraio – 6 marzo 2022. Primo viaggio dopo il Covid per quasi tutti noi, eccitazione, grandi aspettative.
La mia ragione per andare in Sahara Occidentale era quella di incamerare nella mia life e WP list il Golden Nightjar, l’unico succiacapre del WP che mi mancava (e che mi manca tuttora, maledizione). Ero già pronto a scrivere: “dopo i successi internazionali ottenuti con European Nightjar e Red-necked Nightjar in Europa, l’Egyptian Nightjar in Marocco e il Nubian Nightjar in Giordania, ecco qui il più illustre della lista, visto e fotografato da vicino sotto un’acacia del deserto del Sahara Occidentale”.
Le cose sono andate diversamente e cioè male. Brahim continuava a scusarsi, non è sua abitudine far dippare una bestia, ma non è stata naturalmente colpa sua; le condizioni della vegetazione deserticola erano quelle di un’estrema aridità, non essendo piovuto da quasi un anno. Alcune specie, in anni precedenti facili da vedere, e presenti anche in branchi numerosi, erano praticamente assenti.
E per cercare le allodole ci siamo fatti un mazzo terribile. Abbiamo attraversato ogni giorno, dei quattro che abbiamo passato nel deserto , almeno una decina di quelle che simpaticamente abbiamo definito “valli della morte”, e cioè più o meno sterminate distese pietrose che rappresentano il miglior habitat per gli Alaudidi.
Il nostro target principale era l’Allodola di Dunn e al suo assoluto e continuativo diniego ad appalesarsi, i miei pensieri nei suoi confronti cominciavano curiosamente a somigliare ad un augurio di finire i propri giorni infilzata in uno spiedo bresciano. Via via abbiamo visto, comunque, Maghreb Lark, Thekla Lark, Thick-billed Lark, Temminck’s Lark, Hoopoe Lark , Short-toed Lark, Bar-tailed Lark. Alfine la stronza ha fatto una timida apparizione, ma così rapida che solo uno di noi (Alberto) è riuscita a vederla.
Del chotacabre manco a parlarne, ma tra le specie viste nel deserto, ci siamo gustati Pharaoh Eagle Owl, Long-legged Buzzard (ssp cirtensis), Lanner Falcon, Laughing Dove, Barn Swallow, Fulvous Chatterer, Desert Wheatear, Black Wheatear, Great Grey Shrike (la palliderrima ssp elegans), Desert Sparrow, Chiffchaff, la novella specie Western Subalpine Warbler (grazie alle ultime revisioni del Clements, lifer per il sottoscritto), Spectacled Warbler, Brown-necked Raven, African Desert Warbler, e, soprattutto, Cricket Warbler, che può essere incamerato, all’interno del Paleartico Occidentale, solo qui.
Tre parole sul clima: tempo di merda. Sembra che la costa dell’Oceano Atlantico sia la regione più ventosa dell’universo dopo i celeberrimi Roaring Forties dell’Oceano Pacifico. Ben lo sanno i kite surfers che convergono qui da tutta Europa per praticare il loro hobby. Li abbiamo visti compiere meravigliose acrobazie sull’acqua della laguna della Dune Blanche, uno specchio d’acqua pullulante di uccelli… prima che arrivassero loro, i forsennati delle evoluzioni acquatiche. Qualche maledizione è andata a buon segno (ma nessuno di loro è annegato), soprattutto quando i multicolori surfisti hanno fatto involare, insieme a migliaia di aironi, gabbiani, spatole e fenicotteri, l’uccello più importante della laguna, una West African Crested Tern, una specie nuova di zecca (splittata recentissimamente dalla neartica Royal Tern).
Il resto dell’avifauna lagunare e costiera non è stata niente di che, ma ha ingrossato cospicuamente la checklist: Grey Heron, Little Egret, Glossy Ibis, Eurasian Spoonbill, Greater Flamingo, Northern Pintail, Northern Shoveler, Osprey, Eurasian Oystercatcher, Pied Avocet, Grey Plover, Common Ringed Plover, Kentish Plovet, Ruddy Turnstone, Dunlin, Whimbrel, Eurasian Curlew, Bar-tailed Godwit, Sanderling, Little Stint, Temminck’s Stint, Redshank, Common Sandpiper, Eurasian Greenshank, Caspian Tern, Sandwich Tern, Black-headed Gull, Lesser Black-backed Gull, Yellow-legged Gull, Slender-billed Gull, Audouin’s Gull.
Nella città di Dakhla, tra le sue case, lo Zigolo toponimo era comune. I due ultimi rapaci della lista sono stati il Nibbio bruno (due termiche di una decina di individui in migrazione) e un solitario Gheppio comune.
Tra i non uccelli abbiamo visto tre manmiferi, tre rettili e un anfibio. Della stessa famiglia delle pantegane ma al contrario di esse graziosissimi: Sand Fat Rat e Lesser Egyptian Jerboa e, in almeno tre occasioni abbiamo incrociato una velocissima e saltante Cape Hare. Rettili e Anfibi: North African Mastigure, Dumeril’s Fringe-fingered Lizard, Sahara Frog.
Un certo numero di bacherozzi, di svariate dimensioni, tutti neri, non avranno mai un nome (per quanto ne sappiamo potremmo aver visto una specie nuova alla scienza!)
Ringraziamenti finali ai nostri tre autisti: Mohamed I°, Mohamed II° (non nel senso di re del Marocco, ma giusto per distinguerli tra di loro) e Ali (il quale, quest’ultimo, ha assolto eccellentemente anche alla cambusa), last but not least, Brahim, il nostro bravissimo, gentilissimo e disponibilissimo capogita, al quale ho già prenotato lo stesso tour nel 2023; Brahim mi ha promesso che, come quest’anno, si occuperà di tutti i dettagli dell’organizzazione, in più si premurerà di far piovere tanto tra ottobre e dicembre di quest’anno.
(*) Discreto spaghetti western del 1972 di Tonino Valeri con, tra gli altri, James Coburn, Telly Savalas e Bud Spencer