Ornitour nasce nel lontano 1990 per un clamoroso errore di valutazione: il sottoscritto, Mauro Bailo, birdwatcher per hobby, al tempo già da una decina d’anni, decide che un’agenzia turistica espressamente dedicata ai birdwatcher potesse diventare un’impresa economicamente proficua e che la trasformazione in lavoro di ciò che aveva sempre praticato come passatempo potesse rappresentare, tanto per rimanere in tema, i classici “due piccioni con una fava”. Sapevo che non esisteva praticamente alcun concorrente sul mercato, eccezion fatta per la LIPU, che proponeva alcuni viaggi, peraltro pubblicizzandoli poco e male. Pensavo che, con il monopolio del turismo ornitologico in mano, il denaro potesse entrare a fiumi e che potessi abbandonare con tranquillità la mia attività medica. Non avevo però considerato, me meschino, che il mercato da me scelto aveva le stesse potenzialità di una fabbrica di cubetti di ghiaccio con sede al Polo Nord. Un conto è infatti il monopolio, un conto è il target a cui un’azienda si rivolge: e vender viaggi di birdwatching in Italia si è rivelato difficile come vender ghiaccio ai poli o stufe all’equatore. 

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Bailo, qui sull'isola di Razo alla ricerca dell'allodola omonima (trovata in gran copia, per inciso) nell'Ornitour a Capo Verde del 2011, pare chiedersi chi, cosa e perchè: birdwatcher a sua insaputa, come va di moda in Italia (© Arturo Gargioni)

Nonostante ciò, fin quasi al 2014,  vent’anni e più dopo, quasi come Dumas, ero ancora lì a ideare, studiare, proporre e accompagnare viaggi di birdwatching. Il che poteva significare solo una delle due cose: una incommensurabile fiducia nel cambiamento o un’altrettanta incommensurabile idiozia. Volendo essermi benevolo optai per la prima possibilità. Dal 2014 al 2021 ero riuscito ad organizzare ancora qualche viaggetto, ma i destini della mia “one  man band” era segnato e l’ultimo viaggio ufficiale di Ornitour risale al 2021. E comunque, in quel quarto di secolo, mi sono divertito e, potessi tornare indietro, rifarei (quasi) tutto quello che ho fatto. Grazie a Ornitour ho conosciuto persone splendide, sia nell’ambito dello sparuto manipolo di “clienti”, che poi sono diventati tutti amici, che tra le numerose guide professioniste che ci hanno accompagnato ai quattro angoli della Terra.

Etiopia 2011

Un esempio di un birding tour di Ornitour. I nostri tour erano dedicati a birdwatcher "assatanati" e quindi lasciavano poco spazio alla natura diversamente alata. Comiciavamo a fare birdwatching all'alba e finivamo dopo il treamonto (eh, gufi e succiacapre sono attivi col buio). Giocavamo a vedere più specie possibile di uccelli e brindavamo al raggiungimento delle 300, 400 e financo 500 specie! Ma ci concentravamo soprattutto sulle specie endemiche, che se le cicchi lì dove sei, non le vedrai più da nessuna'altra parte del mondo (la foto in alto è quella del Corvide di Zavattari, uno degli uccelli più rari del mondo, estremamente localizzato nelle regioni meridionali dell'Etiopia

Non disdegnavamo comunque, nonostante l'impostazione paranoicamente monotematica dei nostri tour, goderci insetti e rettili, paesaggi e alberi, e soprattutto mammiferi; anche se personalmente non andavo in visibilio per gazzelle e giraffe, gnu ed elefanti, le specie endemiche di mammiferi, soprattutto felini e canidi, ci emozionavano molto. Il Lupo d'Etiopia, endemico degli altipiani abissini (foto in basso) ci emozionò molto  (per precisione descrittiva la pantegana tra le fauci del lupo è Big-headed Mole Rat Tachyoryctes macrocephalus).

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Ornitour ha visitato più di 50 paesi e regioni nel mondo guadagnandosi un’esperienza senza eguali nel campo del turismo-birdwatching, esperienza che oggi utilizzo per i miei birding tours che faccio con i miei amici carissimi, ex clienti carissimi. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di viaggiare con le massime autorità in campo ornitologico. Tra tutte mi piace ricordare Dick Forsman, esperto mondiale di rapaci e birdwatcher di fama mondiale, grande conoscitore dell’avifauna africana, oltre che, naturalmente di quella della sua patria, la Finlandia. In Sudafrica siamo stati anche aiutati da Peter Ryan, professore di ornitologia al Percy FitzPatrick Institute of African Ornitology dell’università di Cape Town, e profondo conoscitore dell’avifauna del karoo. Più recentemente ci siamo avvalsi della professionalità delle migliori guide africane: Emmy Gongo in Uganda, Jim Katengu in Malawi, Joseph Aengwo in Kenya. Potremmo citare anche le nostre guide dei primordi: il tailandese Kamol Kamolpholin, Mano Tarmalingham in Malesia, e Rob Guy e Warwick Tarboton in Sudafrica, e altri, molti altri ancora. Queste eminenti personalità sono diventati miei cari amici.

Let's have fun

Cena di capodanno 1997 a Dubai. Non solo allegrezza ed emozioni a veder e fotografare uccelli durante il giorno (e a volte anche la notte). Il divertimento proseguiva spesso con le riunioni conviviali serotine, quando l'enogastronomia prendeva il sopravvento sull'ornitologia. Il primo a sinistra è Colin Richardson, al tempo eminenza dell'ornitologia e birdwatching degli Emirati Arabi e, recentemente, di Cipro 

La stessa cena. Notansi lo sguardo a metà tra l'appagato e l'ebete del sottoscritto. La giornata ci aveva portato lifers di classe e, nonostante il paese musulmano,  avevamo indugiato assai su champagne e liquori 

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Un po’ di storia. Ornitour nasce con l’intento di far conoscere l’avifauna del Paleartico Occidentale, la nostra regione zoogeografica, di cui ritenevo, all’epoca, fosse fondamentale conoscere gli uccelli prima di spingersi ad osservare pappagalli tropicali e altre stranezze alate in giro per il mondo.

Il primo catalogo Ornitour risale al 1990: trenta pagine in bianco e nero illustravano 11 viaggi, di cui sette in Europa, due in Medio Oriente e uno in Nordafrica; rigorosamente Paleartico Occidentale, quindi. Il catalogo del 1991, 64 pagine in bianco e nero, proponeva 21 viaggi nel Paleartico Occidentale e due “special tours”, al di fuori dei suoi confini, precisamente in Yemen e Argentina (nessuno dei due viaggi fu finalizzato, comunque, anche se in Yemen riuscimmo ad andare, e per ben due volte, negli anni successivi). 

Nel 1992 abbiamo pisciato fuori dal vaso: il catalogo, 144 pagine a colori illustrate con stampe ottocentesche e tavole appositamente commissionate a disegnatori professionisti, offriva 50 viaggi in tutto il mondo, incluse l’Australia, la Nuova Zelanda e una crociera in Antartide. Lo strepitoso successo ottenuto dal catalogo del 1992 (complimenti da tutta Italia per la sua bellezza artistica, viaggi realizzati zero) mi spinse dapprima a ridurre il numero di pagine (il catalogo del 1993 fu stampato sempre a colori, ma i 38 viaggi furono descritti in sole 96 pagine), e poi a tornare ad un sano ed economico bianco e nero con cui proposi gli ottanta e rotti viaggi del 1995 (il ’94 fu un anno sabbatico, fortunatamente per le mie finanze!).

Ho menzionato gli artisti che ho profumatamente pagato per illustrare i miei cataloghi e vorrei citarne i nomi: Keith Woodbridge, Stefania Jannelli, Liliana Baronio e il maestro Giovanni Bertelli. Quest’ultimo, passato a miglior vita qualche anno fa, realizzò la copertina del catalogo “Wildlife Adventures in Canada”, una collaborazione con il tour-operator canadese Churchill Nature Tours del mio amico, mai abbastanza compianto, Daniel Weedon: nel 1995 proponevamo insieme splendidi Polar Bear Safari, che ci portarono a due passi dal muso degli Orsi polari di Churchill. Un saluto a Daniel, scomparso prematuramente nel 1999.

Nel 1991 ebbi un’altra alzata di ingegno: insieme al secondo catalogo di Ornitour pubblicai il primo (di pochi) numero dell’allora unica rivista cartacea di birdwatching. Chiamai la rivista, con una fantasia degna di un termosifone, “BW Rivista Italiana di Birdwatching” e il consenso dei pochissimi birdwatcher di allora fu pressoché unanime. Mi guadagnai la fiducia dei più importanti distributori di strumenti ottici, e Baush & Lomb, Zeiss, Leica, Kowa e Swarowski sponsorizzarono la rivista per i primi due anni. I migliori birdwatcher italiani ed europei collaborarono alla stesura degli articoli e delle rubriche. Fu una bella avventura; durò poco, ma fu una bella avventura: non andai mai al di là dei 500 abbonati e quando Zeiss & Co chiusero la borsa, all’alba del numero 12, dovetti chiudere baracca e burattini.

Per pubblicare BW dovetti fondare una casa editrice, che chiamai Ara Spix Editrice, utilizzando il nome di un meraviglioso pappagallo brasiliano, già allora sull’orlo dell’estinzione (non sono mai stato molto ottimista nella vita…); approfitto di queste righe per ringraziare Nigel Redman, direttore editoriale della Pica Press che mi permise di usare la splendida illustrazione dell’animale in questione del libro Parrots of the World. L’immagine dell’Ara di Spix campeggiava sul banner di Araspix.it, appollaiata su di esso come su di un trespolo.

Già, perché nel frattempo era iniziata la navigazione nel grande mare di Internet e, anche se proveniente dall’era di inchiostro e calamaio, e più affezionato alla carta che ai pixel, dovetti adeguarmi. Il primo sito di Araspix comprendeva il calendario dei miei viaggi, una serie di amenità quali giochi e notizie varie, la checklist degli uccelli del mondo in italiano (che trovate anche in questo sito, riveduta, corretta e aggiornata) e una libreria naturalistica che vendeva libri e prodotti multimediali per corrispondenza: vendeva, tempo passato, imperfetto come il business librario. Anche della libreria ho tirato giù la saracinesca e, per esigenze alimentari, tornai a vestir l’azzurro delle corsie ospedaliere. Non mi lamentai, perché mi piaceva il mio lavoro e il ritorno alla professione medica mi servì per ridefinire con precisione la medicina e il birdwatching: il mio lavoro la prima, il mio hobby il secondo. Così, guadagnandomi con il mio lavoro il pane e il companatico, tornai dopo qualche anno ornitologicamente sabbatico, a proporre viaggi di birdwatching attraverso un altro website, che si chiamava, più propriamente, Ornitour.it e non più Araspix.it (quel sito è ancora online e chi volesse dargli un’occhiata lo può fare a questo link). Come già detto, l’attività commerciale di Ornitour si è conclusa nel 2021, ma non ho comunque smesso di proporre viaggi, da allora sotto forma di inviti ad unirmi a me nei birding tour che, effettuati in compagnia, hanno il pregio di costare molto meno che su base individuale, oltre che l’impagabile vantaggio del divertimento collettivo, della condivisione delle emozioni e delle gioie (e dolori) del birdwatching. Concludo ringraziando i clienti, sorry, gli amici, che si sono iscritti ai miei viaggi e che mi hanno messo in condizioni di fare quello che mi piace più di tutto fare, e cioè vedere uccelli, un mare di uccelli (per la precisione 590 specie nel Paleartico Occidentale e circa 3500 specie nel mondo). Già, perché nonostante in questa terra di poeti, santi e navigatori qualsiasi impresa che abbia a che fare con il birdwatching goda di scarsissima fortuna, il birdwatching continua a meritare tutto il mio tempo libero, e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare, ho tante cose ancor da raccontare per chi vuole ascoltare e a c… tutto il resto (Francesco Guccini cit.)

The Birds & Birding Diary
© Mauro Bailo

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