Ogni viaggio lo vivi tre volte:
quando lo sogni, quando lo vivi
e quando lo ricordi
© silvio sommazzi
Annarita Pagotto, Rita Arcozzi, Mauro Bailo, Giuseppe Citino, Alessio Pietro Chiuse, Ennio Bezzone, Francesco Miglierina, Roberto Garavaglia, Silvio Sommazzi
Tour Leader: Victor Owusu
1° giorno) volo Milano – Accra via Bruxelles e trasferimento a Tema
2° giorno) Shai Hills Reserve. Trasferimento al Kakum National Park con escursione a Winneba Plains e Sukumona Lagoon en route
3° e 4° giorno) Kakum National Park (Antikwaa section, Canopy Walkway)
5° giorno) Kakum National Park (Abrafo section). Trasferimento Ankasa National Park
6° giorno) Ankasa National Park
7° giorno) Ankasa National Park. Trasferimento Kakum National Park con escursione a Brenu Akyinim
8° giorno) Kakum National Park (Abrafo section e Picathartes Nesting Site). Trasferimento a Kumasi
9° giorno) trasferimento al Mole National Park
10° e 11° giorno) Mole National Park
12° giorno) Mole National Park. Trasferimento a Kumasi con escursione al Bobiri Butterfly Sanctuary lungo il percorso
13° giorno) trasferimento all’Atewa Range ed escursione pomeridiana nelle aree di pianura
14° giorno) aree di altura dell’Atewa Range. Trasferimento ad Accra. Day room e trasferimento all’aeroporto per il volo Accra – Bruxelles
15° giorno) arrivo a Milano e fine del viaggio
Qualche considerazione sulla prima settimana dell’“Upper Guinea Forest Endemic Bird Tour”
Shai Hills, Kakum National Park, Winneba Plains,
Sukumona Lagoon, Ankasa National Park
C’è stato un momento, negli ultimi giorni, in cui io, birdwatcher in viaggio, mi sono fatto una domanda, la stessa che anche i miei compagni di viaggio si sono fatti, me l’hanno confermato, che è stata: perché non mi sono scelto come hobby la filatelia, la numismatica o fare l’omarel dei cantieri (l’età ce l’ho)? Il momento è stato quello coincidente con la terza ora del terzo giorno di birdwatching in foresta, sudato marcio, la camicia appiccicata alla pelle, il binocolo sollevato a tentare di vedere un’ombra sfuggente sul pavimento della foresta (rimprovero Dio di aver creato illadopsis e greenbul); oppure quando, dopo una settimana di pollo e riso, lo chef dell’unica trattoria sul percorso mi ha proposto con orgoglio la sua specialità, lo stufato di ratto (non è uno scherzo, il “grasscutter”, Ratto gigante del Gambia, è una prelibatezza locale).
Poi però ti si para davanti qualche meraviglia della foresta, riesci a inquadrare bene un greenbul colorato, illumini un gufo immobile sul ramo, tanto immobile che ti permette persino di fotografarlo; e, soprattutto, seduto su una panchina in cima ad una faticosa salita, una truppa di picatarte, il target principale di questo tour, ti saltella in mezzo ai piedi, si ferma, ti guarda con espressione perplessa e condiscendente, pensando forse: “ecco un’altra manica di turisti che pagano per venire a vederci; fosse per noi non ci faremmo vedere, così per ripicca, ma sappiamo che il governo aiuta con donazioni la gente dei villaggi intorno a noi per tener da conto la foresta affinché noi non ci si estingua, e cosí eccoci qui a fare gli scemi per loro”; bè, allora pensi che forse il sudore si asciuga, i tuoi soldi li hai spesi bene e anche il ratto non è poi cosí male.
Highlights della prima settimana: Anatra di Hartlaub, Serpentario del Congo, Aquilastore di Cassin, Picatarte collobianco, Gufo reale di Fraser, Gufo reale di Akun, Rallo di Nkulengu, Codapiuma macchiebianche, Pernice di mare di roccia, Gruccione dai mustacchi, Gruccione nero, Gruccione roseo, Ghiandaia marina golablu, Turaco blu maggiore, Turaco beccogiallo, Bucero guancebrune, Bucero crestabianca, Martin pescatore panciabianca, Martin pescatore dorsocioccolato, Cuculo golagialla, Indicatore piedigialli (megatick), Rondine blu gilabianca, Beccoriccio codarossa, Bulverde golagialla, Pettirosso di foresta, Apalis di Sharpe, Averla di macchia di Lagden (megatick), Sassicolo di rupe capibianco, Nettarinia di Reichenbach, Nettarinia golacamoscio, Spaccasemi pancianera.
E poi qualche rettile e mammifero, incluso l’impressionante Pipistrello testamartello (il nome scientifico Hypsignathus monstruosus è acconcio), farfalle meravigliose e altri curiosi insetti.
Qualche considerazione sulla seconda settimana dell’“Upper Guinea Forest Endemic Bird Tour”
Mole National Park, Volta River,
Bobiri Forest Reserve, Atewa Forest Reserve
Il trasferimento al Mole National Park è stato fastidiosamente lungo e non ringrazierò mai abbastanza Dio per aver donato al genere umano, forse a scusarsi della creazione di illadopsis e greenbul, l’aria condizionata, regalo grazie al quale abbiamo affrontato con animo più leggero il percorso di 400 e più chilometri.
Il traffico caotico presente in ogni villaggio lungo la strada, anche il più minuscolo, ci ha permesso, costringendo il pulmino a passo d’uomo, di ammirare mercatini, affollati, chiassosi e policromi. Da sempre interessato, anche in Italia, allo street-food, ho potuto notare i baracchini di quello etnico locale, che avrei voluto volentieri assaggiare, se avessimo avuto il tempo di fermarci; ero particolarmente interessato ai pipistrelli essiccati (in bella mostra come da noi lo stoccafisso), le piccole antilopi verosimilmente da arrostire a tocchi e i già citati ratti giganti appesi a rastrelliera nei bettolini più forniti.
Scesi al nostro lodge ci siamo subito accorti che il fastidioso caldo umido era finalmente alle nostre spalle, sostituito però da un altrettanto terrificante caldo secco (la mia percezione è stata di 50 all’ombra).
Ma le passeggiate in savana al Mole ci hanno gratificato di un centinaio di nuove specie, dal Gufo reale grigiastro che muggiva all’alba sull’albero di fronte alla mia stanza al Succiacapre codalunga pacificamente disteso al calar del sole sulla pista dell’aeroporto di Mole (insomma, aeroporto, una striscia di sabbia in disuso), gentilmente immobile e disponibile alla tempesta di fotografie che gli abbiamo sparato. E in mezzo aironi, cicogne, rapaci, ghiandaie marine, picchi, averle, estrilde, amaranti, zigoli.
Lungo la strada del ritorno ci siamo fermati, dopo una lunga digressione stradale, sulle sponde del fiume Volta, per cercare (anche se Victor, la nostra eccellente guida, ci aveva anticipato la certezza dell’incontro) il Guardiano dei coccodrilli, il più bel limicolo africano e uno dei più belli del mondo. Il fiume era gremito di belle lavanderine intente al bucato e torme di ragazzi sguazzanti nelle sue acque cioccolato a sfidare, immagino, giardie e anchilostomi grossi come conigli. La folla ci preoccupò per non più di dieci minuti, dopo i quali tre meravigliosi guardiani ci volarono incontro, posandosi su una lingua di sabbia a pochi metri da noi, dove si esibirono in corse e svolazzi. Bello assai. Il tempo stringeva, riprendemmo la via del ritorno e il ritardo che avevamo accumulato mi impedì di nuovo di sgranocchiarmi una gustosa coscia di volpe volante.
La foresta di Bobiri è celeberrima per le farfalle (entro i confini della riserva ne sono state censite più di 400 specie) alcune delle quali belle da levare il fiato, una tavolozza di colori volanti. Abbiamo incamerato comunque anche qualche nuova specie di uccelli, tra cui il minuscolo (per le dimensioni medie della famiglia, beninteso) Bucero nano beccorosso e la cerulea e splendente Averla cuculo blu.
Abbiamo concluso il tour nell’Atewa Forest Reserve, una foresta collinare semiarida, celeberrima perché ospita una specie il cui areale è decisamente più occidentale: il Pigliamosche di Nimba è un endemismo dell’EBA (Endemic Bird Area) Upper Guinea Forest ed è relativamente comune dalla Costa d’Avorio alla Sierra Leone, ma in Ghana è presente solo ad Atewa (un microscopico puntino sulla field guide “The Birds of Ghana”); orbene, quando Victor ci disse che questa specie è vista una volta ogni otto birding tour, e cinque minuti dopo tale affermazione, lo stesso Victor gridava “Nimba flycatcher, Nimba Flycatcher” (il nero uccelletto era posato su un ramo a 30 metri di altezza e quindi se ne strafotteva dell’agitazione serpeggiante nel gruppo) noi siamo stati molto, molto, molto contenti. Altri dieci minuti dopo una maestosa Aquila coronata volava sulla foresta, autoqualificandosi ultima specie del tour. Qualche ora dopo eravamo, canonicamente stanchi ma felici, in volo per Bruxelles.
Highlights della seconda settimana: Aquila coronata, Astore codalunga, Corriere di Forbes, Guardiano dei coccodrilli (l'”altro” target del tour), Occhione del Senegal, Occhione macchiato, Pavoncella testabianca, Gufo reale grigiastro, Assiolo africano, Assiolo facciabianca settentrionale, Rondone codaspinosa di Sabine, Bucero nano beccorosso, Turaco violetto, Trogone narina, Ghiandaia marina pettoblu, Ghiandaia marina d’Abissinia, Averla cuculo blu, Pigliamosche di Nimba (megatick), Eremomela caporossiccio, Tessitore beccogrosso, Tessitore mantogiallo, Estrilda lavanda, Amaranto faccianera, Amaranto pancianera, Zigolo di Gosling (split recente).
388 in tutto le specie registrate, di cui una decina solo osservate o viste quali fantasmi in un castello scozzese, in questo faticoso, torrido, entusiasmante birding tour.
Dell’altra wildlife menziono decine di specie di farfalle, alcune assolutamente spettacolari (e di cui cercherò la definizione specifica), 20 specie di mammiferi e 6 specie di rettili (ringrazio Francesco per la precisa identificazione di quelle che a me sembravano tutte la stessa roba).
Da quando utilizzo la piattaforma di eBird, non compilo più checklist cartacee, sicuramente romantiche, certamente più suggestive da collezionare e riguardare quando non sarò più in grado di girare il mondo a caccia di lifers, ma decisamente meno pratiche da gestire e meno precise nel fissare tempo e luogo delle proprie osservazioni. Le mie checklist sono pubbliche e per ogni memoria di viaggio (almeno quelle degli ultimi sei anni) inserirò il link al relativo “trip report”: Ghana December 2019 Trip Report