Anna Inverardi, Mauro Bailo, Donatella Trentini, Claudio Troglia
Tour Leaders: Gerbrand Michelsen (Azzorre), Guillermo Bernal (Canarie)
Azzorre: Sao Miguel, Graciosa
Canarie: Tenerife, Gomera, Gran Canaria
Quando, ai tempi di Ornitour, pubblicizzai questo viaggio, lo etichettai come “three star tour”, intendendosi come tre stelle gli uccelli che campeggiano sul volantino. Non avevo considerato tutti gli altri endemismi della Macaronesia, tutti più o meno facili da vedere. Nel frattempo, dall’agosto 2018 ad oggi, altre stelle si sono aggiunte al firmamento degli uccelli, ad esempio con tutti quei fringuelli splittati in ogni arcipelago della Macaronesia. Comunque le tre stelle originali restano sempre le più difficili da vedere e le più luminose: diciamo Vega, Deneb e Altair della Macaronesia. A suo tempo, forte dell’esperienza maturata nel 2017, Ornitour propose la replica del “three-star tour” nel 2028, ma le adesioni furono insufficienti per partire. Qui sotto il manifesto di tale tour.
Ecco qui il resoconto del tour Azzorre & Canarie che abbiamo fatto in agosto del 2017. Più che una sequenza di visite ed escursioni, ho redatto brevi capitoli sugli highlight del viaggio.
Il termine Macaronesia è un nome collettivo moderno utilizzato per indicare diversi arcipelaghi dell’oceano Atlantico settentrionale situati al largo delle coste africane. Le isole della Macaronesia fanno parte di Portogallo (con le isole di Madeira, Desertas e Selvagens), Spagna (isole Canarie) e Capo Verde, stato sovrano. Il nome Macaronesia deriva dal greco makarōn nêsoi e significa “isole dei beati”, espressione utilizzata dagli antichi geografi greci per riferirsi ad alcune isole che si trovavano al di là dello Stretto di Gibilterra. In tali isole, dette anche Isole Fortunate, si riteneva che fossero accolti dagli dei gli eroi e i mortali di natura straordinaria. Le isole della Macaronesia sono tutte di origine vulcanica e il loro clima varia da subtropicale a tropicale. Ad agosto 2017 io e un piccolo gruppo di amici, nè eroi nè mortali di natura straordinaria, ma appassionati di natura e birdwatching, abbiamo visitato due dei tre arcipelaghi, e precisamente le Azzorre, dove abbiamo esplorato Sao Miguel e Graciosa, e le Canarie, dove siamo stati su Tenerife e Gran Canaria. Abbiamo cioè visitato tutte le isole che ospitavano le “tre stelle” con cui ho etichettato il tour, e cioè l’Uccello delle tempeste di Monteiro (Graciosa, Azzorre), il Ciuffolotto delle Azzorre (Sao Miguel) e il Fringuello azzurro di Gran Canaria, sull’isola toponima. In altro paragrafo di questo report una non dotta disquisizione su questi e gli altri endemismi della Macaronesia.
La biogeografia insulare è un campo d’indagine della biogeografia che esamina i fattori che condizionano la ricchezza di specie animali e vegetali entro comunità naturali geograficamente isolate. La teoria che sta alla sua base prevede che il numero di specie che si possono trovare su una certa isola dipenda dal bilancio dinamico dei fenomeni di immigrazione ed estinzione che si verificano localmente sull’isola. Non sono conosciuti approfonditamente i fenomeni alla base dell’immigrazione, ma sono tristemente noti quelli alla base dell’estinzione, che hanno quasi sempre un nome, Homo sapiens, direttamente, come quando ci si diverta ad ammazzare ogni individuo della specie (ad esempio il Dodo dell’isola di Mauritius) o indirettamente, attraverso l’introduzione di animali alieni (ratti, capre, maiali e via discorrendo) o la distruzione dell’habitat naturale originario. Le isole che abbiamo visitato hanno una biogeografia unica e abbiamo fatto ancora in tempo a vedere numerose specie di piante e animali che, chissà, forse non esisteranno più tra pochi decenni. Gli endemismi delle Azzorre sono rappresentati da 60 specie di fiori e piante e decine di specie di insetti. Non vi sono rettili e mammiferi endemici. Le specie endemiche che ci interessavano di più erano, naturalmente, gli uccelli, presenti nell’arcipelago in numero di due (e nove sottospecie, di cui addirittura tre del Regolo eurasiatico) e l’impegno che ci abbiamo messo, insieme alla bravura ed esperienza di Gerby, la nostra guida locale ci ha permesso, lo dico con una punta di orgoglio, di vederle tutte. Le specie di uccelli endemiche delle Canarie sono sette, con una ventina di sottospecie, anch’esse endemiche. Solo una specie di mammiferi è nativa dell’arcipelago (la Crocidura delle Canarie), mentre tutte le altre specie terrestri sono state introdotte. In compenso quasi tutte le specie di rettili sono endemiche.
Il Priolo, come i locali chiamano il Ciuffolotto delle Azzorre, non ci è costato molta fatica. Gerby Michelsen, la nostra guida locale, ha una conoscenza profonda della sua terra di adozione (lui è olandese di origine) e ci ha portati a colpo sicuro nella foresta del Pico do Vara, nella regione orientale dell’isola di Sao Miguel. Abbiamo visto almeno cinque individui a distanza ravvicinata. L’habitat originario del Priolo era costituito dalle estese foreste di lauro che coprivano un tempo le Azzorre; oggi la bestiola ha dovuto adattarsi ai boschi di conifere aliene che hanno sostituito la laurisilva. Considerato comune e anzi dannoso per i raccolti durante i secoli passati, già negli anni ’20 il ciuffolotto delle Azzorre era divenuto raro, e la popolazione globale di questa specie ha continuato a mostrare un trend negativo ancora per decenni. I fattori alla base del crollo demografico di questa specie sono l’abbattimento indiscriminato della laurisilva, l’introduzione di predatori (gatti, ratti) e di vegetali che hanno rimpiazzato l’habitat originario; per arrestarne il declino è stata varata l’istituzione di aree protette ed il monitoraggio continuo della popolazione selvatica, che è stata posta sotto stretta protezione. Così in virtù degli sforzi delle organizzazioni conservazionistiche e del mutato atteggiamento della popolazione locale, che oggi considera il Priolo come una risorsa, la sua popolazione è aumentata negli ultimi anni e, nonostante la specie non sia del tutto fuori pericolo, siamo fiduciosi per il suo futuro.
L’Uccello delle tempeste di Monteiro era considerato, fino al 2010, conspecifico con l’Uccello delle tempeste di Castro. Fu l’ornitologo Luis Monteiro a notare l’esistenza di due distinte popolazioni di quella che allora veniva considerata una specie unica, una nidificante durante l’estate e l’altra in inverno. Monteiro notò anche differenze morfologiche e nelle vocalizzazioni delle due specie. Gli studi genetici hanno poi confermato la separazione delle due specie e i birdwatcher hanno gongolato: una specie in più da vedere! E noi l’abbiamo vista molto bene. Rolando è il proprietario e manager di Nautigraciosa, un piccolo tour operator di Graciosa specializzato in pesca subacquea e pesca d’altura, ma anche nei pelagic birding tour. Armati di gasolio, giacche impermeabili e pesciolini marci siamo partiti nell’oceano procelloso, sfidando onde e sommovimenti gastrici. Ci abbiamo messo un po’, tre ore circa, tra migliaia di Berte maggiori, qualche Sterna comune e molti Gabbiani reali (che non abbiamo schifato, perché la locale sottospecie, atlantis, potrebbe presto essere specie buona), ma poi il profumo irresistibile del chumming (i pesciolini marci), ha fatto il suo effetto e, prima lontano e poi dappresso alla barca, sono arrivati ben cinque Monteiro, uno permettendomi addirittura una foto decente (l’addirittura si riferisce al fatto che l’atteggiamento iconico degli uccelli delle tempeste che zampettano lievemente e lentamente sull’acqua è un’emerita stronzata, poiché la velocità con cui gli animaletti volavano vicino alla barca rasentava quella della luce)
Abbiamo infine concluso in gloria il tour con la terza stella, quella che è brillata su Gran Canaria nelle forme, colori e piume del Fringuello azzurro di Gran Canaria, specie recentemente splittata dal cugino di Tenerife; e, appena splittata, è diventata la specie di Fringillide più rara e minacciata del Paleartico Occidentale. Sapevo che il “polatzeki” è ben più rara e ostica da trovare, così mi sono avvalso dell’aiuto di Guillermo, un naturalista di Gran Canaria, profondamente innamorato della sua terra e conoscitore profondo di ogni suo angolo. Anche per questa bestiola ci abbiamo messo un po’ (ma nel frattempo ci siamo goduti il Piccione dei lauri, qualche interessante sottospecie locale, il lucertolone endemico dell’isola e altre belle cose), ma poi, in una delle pinete che rappresentano il suo habitat naturale, lo abbiamo cuccato: una femmina e tre maschi.
Il racconto per immagini, come in quasi tutti i report, non segue alcun ordine particolare, nè tassonomico nè cronologico, se non la distinzione tra la prima parte, dedicata alle Azzorre, e la seconda, dedicata alle Canarie.
Da quando utilizzo la piattaforma di eBird, non compilo più checklist cartacee, sicuramente romantiche, certamente più suggestive da collezionare e riguardare quando non sarò più in grado di girare il mondo a caccia di lifers, ma decisamente meno pratiche da gestire e meno precise nel fissare tempo e luogo delle proprie osservazioni. Le mie checklist sono pubbliche e per ogni memoria di viaggio (almeno quelle degli ultimi sei anni) inserirò il link al relativo “trip report” o, come in questo viaggio, alle relative checklist: Azzorre Bird List e Canarie Bird List