Memorie

di Viaggio

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e quando lo ricordi

Saudi Arabia 2022

22 ottobre - 4 novembre 2022

Mauro Bailo, Alessio Pietro Chiusi, Giuseppe Citino

1° giorno) volo Milano – Riyhad

2° e 3° giorno) escursioni nel deserto a nord di Riyhad

4° giorno) volo Riyhad – Abha

5° giorno) escursione aree intorno alla città

6°/10° giorno) escursioni nella regione dell’Asir (Raydah Escarpment, Tanomah, Shallal al Dahna, Wadi Mahalah)

11° giorno) trasferimento a Jazan

12° e 13° giorno) escursioni nella regione di Jazan (Malaki Lake Dam, costa del Mar Rosso fino ad Al Birk, Shuqaiq Mangroves)

14° giorno) ritorno ad Abha e volo a MIlano via Riyhad

Il viaggio in Arabia Saudita è stato il più peculiare tra tutti quelli che ho fatto, oltre che il più duro, ma non per la fatica fisica, che praticamente non se ne è fatta alcuna, ma per il resto.
 
La particolarità più significativa è quella che abbiamo visto tutti, meno uno (*) gli endemismi della penisola arabica, che elenco più avanti in questo breve reportage; è stato faticoso, ma ci siamo riusciti. Inoltre abbiamo visto anche un semiendemismo importante: Rufous-capped Lark (Penisola Arabica e Corno d’Africa)
 
Alcuni di essi sono costati sangue, sudore e lacrime (sotto forma di pneumatici tagliati, disidratazione, freddo, caldo e un pò di fame), ma ne è valsa la pena.
 
Un’altra peculiarità è il clima, che immaginandomi una vacanza nella penisola arabica, pensavo sarebbe stato caldo, ma mai così caldo come il caldo che ho sperimentato: lungo la Tihamah del sud (la pianura costiera) eravamo dentro una pentola di brodo bollente, tanto da dover smettere di fare birdwatching tra le 11 del mattino e le 4 del pomeriggio. E il clima dell’Asir, la regione montuosa che si estende dal sud dell’Arabia Saudita allo Yemen, era altrettanto bizzarro, con nebbia e freddo.
 
È la prima volta che vado in un paese socialmente peculiare (avevo scritto che non ero fiero di andare in una terra di pochi diritti civili), e ho constatato che in effetti i diritti delle donne sono inesistenti: hai voglia a dire che è stata concessa la guida alle femmine; sarebbe comunque poca cosa, ma non abbiamo visto una donna al volante (e nel traffico caotico di Ryadh ci siamo stati parecchio). Pochissime donne ai servizi che abbiamo utilizzato, negozi e hotel, e di quelle poche abbiamo visto solo gli occhi, belli e truccati, circondati dal nero assoluto di copricapi e palandrane.
 
Le montagne dell’Asir ed il Mar Rosso sono belli, molto suggestivi, ma non reggono il confronto con le nostre montagne e il mare nostro: siamo venuti qua solo perché queste montagne e mare ospitano un’avifauna unica, spettacolare e più che degna delle fatiche che abbiamo fatto, con tredici specie endemiche, migratori paleartici, uccelli africani.
 
Potete controllare tutte le checklist di questo viaggio sul profilo eBird dei tre arabi felici: Giuseppe Citino, Alessio Chiusi e Mauro Bailo. Io scrivo qui sotto solo l’elenco di tutte le bestie endemiche dell’Arabia Saudita (in effetti solo una, mentre le altre dodici sono endemiche delle montagne dell’Asir, la regione sud-occidentale della Penisola Arabica e sono condivise con lo Yemen e, due di esse, anche con l’Oman). Le cito in inglese, tanto chi legge le mie cose sa di che specie si trattano.
 
SOUTH ARABIAN MOUNTAINS (EBA) ENDEMIC BIRDS
Philby’s Partridge
Arabian Partridge
Arabian Eagle Owl
Arabian Scops Owl (ciccato!)
Arabian Woodpecker
Yemen Thrush
Yemen Warbler
Asir Magpie (unico endemismo dell’Arabia Saudita)
Arabian Serin
Yemen Serin
Arabian Waxbill
Arabian Golden Sparrow
Arabian Grosbeak
 
Tra gli highlights extra-endemici:
1) una splendida serie di 17 specie di rapaci diurni, inclusi una spettacolare Aquila di Verreaux, un duetto di un’Albanella pallida che mobbava un’Aquila di Bonelli e un campo di atterraggio per rapaci dove zampettavano 42 tra Aquile delle steppe e Aquile anatraie maggiori
2) due succiacapre in una giornata: Succiacapre isabellino e Succiacapre di Nubia
3) una roccia sul Mar Rosso su cui riposavano, fianco a fianco, Sule fosche, Noddy bruni, Sterne di Rüppell, Sterne crestate, Gabbiani fuligginosi, Gabbiani occhibianchi e, un filo più sotto, Corrieri mongoli, Corrieri di Leschenault e Piro piro del Terek
4) un branco di 25 Ipocolii
5) una sfilza di uccelli africani: Verreaux Eagle, Hamerkop, Abdim’s Stork, Red-knobbed Coot, Dusky Turtle Dove, Red-eyed Dove, African Collared Dove, African Olive Pigeon, African Grey Hornbill, White-browed Coucal, Abyssinian White-eye, Black-crowned Tchagra, Cinnamon-breasted Bunting.
 
In totale 210 specie di uccelli, quattro di mammiferi (Amadriade, Volpe rossa, una pantegana e una volpe volante non identificate), due di rettili (un’agama e una lucertola), tre specie di libellule e una decina di farfalle. Sull’identificazione dei non-uccelli, nutrendo qualche dubbio sulle mie capacità diagnostiche, attendo conferme o smentite.
 
Un caloroso ringraziamento a Greg Askew, il nostro tour leader “da remoto” che con indicazioni precise al millimetro, ci ha aiutato nella logistica del tour e, soprattutto, ha reso possibile le nostre spettacolari osservazioni.
 
Le fotografie del portfolio fotografico qui sotto sono, ove non altrimenti citato, del sottoscritto (che ringrazia vivamente Topaz & Photoshop). La sequenza non ha alcun ordine tassonomico, geografico e temporale. Potete visionare solo le immagini, ma se volete sapere qualcosa delle foto, il passaggio del mouse ne svela la didascalia).
 
(*) ehm, in effetti la roboante dichiarazione iniziale non corrisponde completamente al vero poiché in effetti l’Assiolo d’Arabia l’abbiamo dippato e, almeno io personalmente (i miei due compagni di viaggio le hanno invece viste) ho qualche dubbio su due delle mie osservazioni e cioè Yemen Serin e Arabian Golden Sparrow, che peraltro ho visto benissimo nell’altro mio tour in Arabia Saudita, nel 2023.

Da quando utilizzo la piattaforma di eBird, non compilo più checklist cartacee, sicuramente romantiche, certamente più suggestive da collezionare e riguardare quando non sarò più in grado di girare il mondo a caccia di lifers, ma decisamente meno pratiche da gestire e meno precise nel fissare tempo e luogo delle proprie osservazioni. Le mie checklist sono pubbliche e per ogni memoria di viaggio (almeno quelle degli ultimi sei anni) inserirò il link al relativo “trip report”. La checklist di questo viaggio si trova a questo link: Saudi Arabia 2022 Trip Report

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