Anna Inverardi, Mauro Bailo, Enrico Bresciani, Carla Guarnieri, Silvio Sommazzi, Paolo Gallerani, Silvana Roncarati
1° giorno) volo Milano - Amman via Roma
2° e 3° giorno) Dibbeen Forest Wildlife Reserve. Kafrayn Dam e Shuna Dam. Suwayma. Jerash
4° giorno) trasferimento all'oasi di Azraq
5° e 6° giorno) Azraq: Azran Shishan Wildlife Reserve e Shaumari Reserve
7° giorno) trasferimento a Kerak. Wadi Mujib
8° giorno) trasferimento a Petra. Wadi Dana
9° e 10° giorno) Petra
11° giorno) trasferimento a Wadi Rum
12° giorno) Wadi Rum
13° giorno) trasferimento ad Aqaba
14° giorno) Aqaba
15° giorno) volo ad Amman e volo in Italia
Jordan Birding Tour
di Enrico Bresciani
16 aprile – 27 aprile 2019
16 aprile. 1° giorno
Con i tempi che corrono, stare in aria fino all’atterraggio e non perdere neanche un bagaglio è grasso che cola.
17 aprile. 2° giorno
“Habibi”, ma cosa diamine significa: amore mio? mio caro? Sicuramente è la parola più pronunciata dal nostro autista, quando parla con noi ma anche durante le sue innumerevoli telefonate, tra un dattero e l’altro, mentre è alla guida.
La prima giornata si snoda tra i castelli di Al-Kharana, Amra e Azraq. Sui muretti che cingono quest’ultimo due Bulbul guancebianche si lasciano osservare da vicino. Durante i trasferimenti le prime Averle mascherate, Pavoncelle armate, Rondini rossicce, un paio di albanelle non identificate, mannaggia, e Tortore delle palme. Capinere e Bigiarelle (forse le specie più comuni nelle zone semidesertiche con cespugli sparsi) ci accompagneranno per tutto il viaggio.
La gita in jeep al Shaumari Wildlife Reserve è povera di avvistamenti di uccelli, in compenso vediamo alcuni mammiferi reintrodotti (Orice d’Arabia e Asino selvatico). All’ingresso della riserva un po’ di acqua e alberi ad alto fusto attirano diversi migratori, Luì verdi, molte Balie dal collare che vedremo anche nei giorni successivi, una sola Balia nera e l’unico Codirossone del viaggio. Lì, assieme a Passere europee, si distinguono anche alcune Passere sarde.
18 aprile. 3° giorno
Per fortuna in valigia oltre a tante magliette c’è anche un pile. Al mattino ad Azraq il clima è fresco, la sera a Jerash decisamente freddo e pioviggina.
Riserva naturale della zona umida di Azraq: al mattino presto già qualcuno di noi vede un Martin pescatore di Smirne che io rivedrò solo più tardi. Mentre la guida locale sottolinea come inusuale la nidificazione del Germane reale, noi ci godiamo altri Bulbul guancebianche (una specie in espansione verso ovest dal Medio Oriente; nel Paleartico Occidentale è presente solo in Giordania e Siria), ma anche alcune Prinie gracili, un Usignolo d’Africa in canto, una Schiribilla e un bel po’ di aironi: Tarabuso eurasiatico, Aironi guardabuoi, Nitticore comuni, Garzette comuni, Airone rosso, Sgarza ciuffetto e Mignattaio.
Più tardi, scandagliando il deserto basaltico intorno ad Azraq, la prima Monachella testabianca, qualche Allodola del deserto (sottospecie annae) e soprattutto un Fringuello del deserto. Lo osserviamo dalle auto. Goduto appieno a binocolo, ci avviciniamo a piedi. Poi il nostro fotografo di punta si sdraia “pancia a terra” fino a pochi metri. E’ un attimo: la bestiola si invola, e invece di seguire la legge del fotografo, per cui gli uccelli volano in direzione diametralmente opposta al “cacciatore”, si appollaia sulla portiera aperta dell’auto. Stranezze inspiegabili del comportamento animale.
19 aprile. 4° giorno
Jerash è Gerasa e, nonostante il nostro focus sul birdwatching e il tempo inclemente, merita la visita in mattinata.
Prima di mescolarci ai turisti comuni sul decumano di Gerasa, intorno al castello di Ajiloun possiamo notare le differenze della sottospecie atricapillus della Ghiandaia eurasiatica e vediamo anche un Passero solitario. Lungo le strade, calpestate da millenni, incrociamo le prime Monachelle comuni (sia della forma a golabianca che quella a gola nera), Strillozzi, Maine comuni, e soprattutto un bel Picchio rosso di Siria e una fotogenica Prinia gracile, oltre alle prime Rondini montane pallide e l’unico Balestruccio eurasiatico del viaggio.
Lungo il trasferimento verso il Mar Morto una Sterna comune e alcuni Mignattini alibianche in una zona umida salmastra; i Bulbul occhibianchi prendono il posto dei cugini guancebianche (anche per i giorni a seguire). Scesi al lago salato sotto il livello del mare ci accolgono gli Storni di Tristram, compagnia comune nei giorni successivi.
20 aprile. 5° giorno
I mosaici a Madaba e sul Monte Nebo ci ricordano anche della valenza cristiana dei luoghi che stiamo visitando.
Le pendici ad est del Mar Morto al mattino presto ci consentono di vedere in lontananza Gerusalemme ma anche di incrementare il nostro bottino di specie tipiche: Pernice delle sabbie (un paio di individui in volo poi a terra ma sempre sfuggenti), il primo Codinero (di una lunga serie), la prima coppia di Nettarinie di Palestina, diversi Zigoli striolati (molto diversi dallo Zigolo delle case, un tempo considerato conspecifico, per aspetto, comportamento e ambiente), Passera di roccia in canto, reminiscente del trillo di un insetto.
Le digressioni nel deserto circostante aggiungono un paio di Occhioni eurasiatici e alcune Monachelle piangenti, mentre tra i pochi rapaci spicca una Poiana codabianca. Sulla via del ritorno verso il Mar Morto Averla maggiore e capirossa, e nei pressi di una piccola zona umida (un fiumiciattolo con scarpate terrose vicino a zone coltivate) è un tripudio di uccelli colorati: Martin pescatore di Smirne, Gruccioni comuni, Gruccioni guanceblu, che fanno sfigurare le pur carine Tortore del Namaqua.
21 aprile. 6° giorno
Fare birdwatching con l’accompagnamento (per scorta di controllo o difesa non è dato sapere) di un soldato con tanto di arsenale portatile non è usuale, ma più inquietante è l’anguria appena raccolta e tagliata da un gentile ospite locale (una sorta di versione di colore di Wolverine) con un coltellaccio sicuramente dagli incontrollati utilizzi molteplici.
Giornata campale, con una gran numero di specie veramente pregiate per noi e alcuni “fuoriclasse”, visto che la riserva naturale dove cogliamo i maggiori successi è nel paese di Fifa. Al mattino costeggiando il Mar Morto molti Corvi imperiali codaventaglio con il loro peculiare profilo di volo (sembrano senza coda) che vedremo anche i giorni successivi.
La pioggia ci impedisce di scandagliare approfonditamente le zone umide, ma ci gustiamo limicoli (Cavaliere d’Italia, Pavoncella armata, Corriere piccolo, Gambecchio nano, Piro piro boschereccio) e vari Ardeidi (tra cui un Tarabusino nuovo per il viaggio), un paio di Gruccioni guanceblu, un Usignolo d’Africa, ma soprattutto, dopo alcuni falsi allarmi per comuni Passeri domestici, ottime osservazioni di Passere del Mar Morto e infine, attirati dal canto inconfondibile, un Cannareccione stentoreo in bella vista.
Spendiamo le ore centrali della giornata per cercare specie deserticole: tra i silvidi nessuna rarità, ma in compenso un grosso stormo di Cicogne bianche in volo e a terra, mentre un Capovaccaio, un Biancone eurasiatico e il primo Sparviere levantino di una lunga serie incrementano la lista dei rapaci.
La digestione del pranzo al sacco viene favorita da un paio di Garruli d’Arabia che fanno la spola tra le acacie. Durante il pomeriggio, di rilievo l’osservazione ravvicinata di alcuni Gruccioni verdi piccoli e, ormai di nuovo nei pressi di Fifa, un lontano Martin pescatore di Smirne. La lista sarebbe già lunga ma siamo d’accordo con gli ornitologi locali di cercare all’imbrunire la star che bazzica le zone semidesertiche al confine tra Giordania e Israele. L’organizzazione non è semplice: autorizzazione dei responsabili della riserva, passaggio obbligatorio dagli ortolani che vivono in zona, dove facciamo base in attesa della scorta armata e dove condividiamo la pericolosa anguria, convenevoli con il capo della comunità. Il tempo passa, ormai è buio pesto e il freddo pungente, senza che succeda niente, in attesa non si sa bene di cosa. Arriva il presidente del parco, cambio di auto, ecco cosa serve per inoltrarci tra sabbia e cespugli. Le luci del confine con Israele sono a poche centinaia di metri, apparentemente indifferenti. Il richiamo è a basso volume. Sentiamo rispondere. Sembra lontano, ma non lo è. Per pochi secondi lo vediamo sfarfallare illuminato delle torce delle guide. Per noi potrebbe bastare, ma non è sufficiente per i nostri ospiti che insistono per accompagnarci ancora in due, tre posti dove tentano di nuovo. “State qui in auto un attimo”. Poi improvviso l’invito a scendere e a raggiungere la luce delle torce: è a terra, bloccato dalla anomala illuminazione, si lascia avvicinare e fotografare, i colori resi più freddi dalle lampade, pochi passettini su zampe minime e poi vola via: il Succiacapre della Nubia.
22 aprile. 7° giorno
Il freddo non deve essere raro, almeno in aprile, visto che ci offrono tre coperte a testa per dormire in tenda al campo gestito dai militari giordani mentre altri ospiti francesi si sono dotati di sacchi a pelo.
La giornata è essenzialmente un lungo trasferimento verso il Wadi Dana. Durante il viaggio ovviamente ci si guarda attorno e non mancano specie interessanti che abbiamo già visto nei giorni precedenti (Corvi codaventaglio, Bulbul occhibianchi, Codineri, Monachelle, Storni di Tristram) ma spicca un rapace visto in volo mentre cercavamo un posto per il pranzo: Aquila delle steppe. Un primo tentativo alla foresta di Barra ci frutta ripetuti avvistamenti di una delle rarità più ambite del viaggio, il Verzellino di Siria, purtroppo disturbati dal vento e dalla frenesia dell’uccellino, prima di raggiungere il campo dove una fredda notte in tenda ci aspetta.
23 aprile. 8° giorno
Ci sono tanti modi di essere turisti in Giordania: al mattino famigliole infreddolite ma ammaliate dal paesaggio naturale dello Wadi Dana, alla sera gruppi da tutto il mondo incolonnati ad ammirare le opere umane della Piccola Petra.
L’alba intorno alle tende è serena ma non certo calda. Si passeggia nei paraggi e facilmente ci si trova circondati dai voli delle Nettarinie di Palestina, degli Storni di Tristram e dei Bulbul occhibianchi. Il profilo delle rocce circostanti è più volte alterato dalla sagoma dei Chukar in canto. L’hotspot più comodo, per la gioia dei fotografi, è però il capanno con annessa pozza d’acqua che attira oltre alle specie suddette anche Ortolano e Occhiocotto. Un ultimo sguardo e possiamo vedere l’unica Tortora selvatica del viaggio e la sottospecie lilith della Civetta (molto più chiara della “nostrana”). Prima di ripartire un secondo sopralluogo alla foresta di Barra ci consente di ammirare meglio, anche a distanza ravvicinata, il Verzellino di Siria oltre alla Scotocerca inquieta. Sulla via per Petra aggiungiamo alla lista giornaliera un Culbianco isabellino, una coppia di Grillai, Averla maggiore e capirossa.
24 aprile. 9° giorno
A Petra confluiamo nel mainstream del turismo in Giordania: flusso vero e proprio costituito anche da moltissimi italiani incanalati tra le montagne scavate dai Nabatei e che ritroveremo anche alla sera nei campi del Wadi Rum.
La visita al sito archeologico ha il suo fascino, un poco mitigato dalla pressione turistica, ed è condita dall’osservazione di molti Rondoni pallidi. Il trasferimento a sud, al Wadi Rum, non è particolarmente fruttuoso: solo attorno al campo tendato i primi Corvi imperiali collobruno e alcune Monachelle testabianca e Monachelle piangenti. L’escursione in jeep in tarda sera ci lascia un po’ di amaro in bocca: l’Allocco del deserto si fa sentire, ma solo un paio di volte e da molto lontano.
25 aprile. 10° giorno
Ad Aqaba dobbiamo andare, non fosse altro per avvertire un po’ di caldo vero, che avevamo preventivato erroneamente e clamorosamente mancato nei giorni precedenti più a nord.
Al mattino la jeep ci porta nel labirinto del Wadi Rum dove riusciamo a vedere e fotografare un bel gruppetto di Ciuffolotti rosei del Sinai. Aqaba non è distante e si presenta ornitologicamente con la onnipresenza delle Cornacchie delle case. All’ingresso dell’osservatorio piccolo giretto esplorativo durante il quale vediamo un Rigogolo, un Canapino pallido orientale e soprattutto un buon numero di rapaci: Sparvieri levantini, Nibbi bruni, almeno un Falco pecchiaiolo e un’Aquila minore.
Dopo pranzo facciamo fatica a trovare un punto utile per il seawatching: dalla strada litoranea alcuni zafferani, molto verosimilmente Gabbiani di Heuglin e un Martin pescatore eurasiatico, null’altro. A piedi intorno al castello di Aqaba diamo un’occhiata stanca agli orti circostanti. Facciamo bene perché un Usignolo maggiore e un Usignolo comune stanno pasturando a terra, non lontane alcune decine di Cutrettole di varie sottospecie, inclusa la più bella, la nerotestata feldegg. La truppa è un poco demotivata: il più è fatto. Solo io insisto e invece di tornare in hotel faccio una deviazione sul lungomare sperando di vedere qualcosa dal lido pubblico, magari un gabbiano o una sterna di specie non usuali per noi.
Mi trovo a sinistra il mare con una spiaggia stretta e molto popolata da cui partono le barche dal fondo trasparente, a destra piccole aree verdi, palme e altri alberi ad alto fusto e piccoli appezzamenti coltivati. Quindi acqua e cibo per gli uccelli. Vedo un merlo, no, è più allungato e il becco non è giallo ma scuro e curvo, cos’è un garrulo nero? Questi pensieri in una frazione di secondo fino alla diagnosi: alza la coda sproporzionatamente lunga mostrando le semilune bianche: Usignolo nero.
Mi dimentico di avere una compatta a tracolla e mi catapulto verso il resto del gruppo. Mi perdo nel suk e raggiungo in mezz’ora l’albergo dove non c’è nessuno dei nostri. Solo dopo altri venti minuti ritrovo Mauro e Silvio che, informati, pagano un taxi per ritornare alla spiaggia. Delusione: al posto dell’uccello un omino curvo irriga l’orto riempiendo d’acqua corrente i canali prima secchi come il credo. Proviamo a sondare tutte le ortaglie vicine, ma niente. Torniamo al punto di partenza: non c’è più l’omino e Mauro: “eccolo!” E’ di nuovo lì a zampettare a terra beccando non si sa cosa, la coda spesso eretta, talvolta aperta a mostrare le estremità bianche delle timoniere. Stavolta qualche foto la faccio anche io. Dopo è solo tempo di doccia cena e riposo meritato.
26 aprile. 11° giorno
Ogni viaggio ha il suo climax dopo il quale si avverte di essere già sulla via del ritorno. In questo caso però dopo il Succiacapre della Nubia, il Verzellino di Siria, l’Usignolo nero c’è ancora qualcosa a cui aspirare durante il viaggio tra Aqaba e Amman.
Non è una rarità assoluta per la Giordania, è da alcuni decenni regolare a Eilat (a pochi chilometri) ma il giorno dopo la scoperta siamo di nuovo tutti ad ammirare l’Usignolo nero dietro la spiaggia di Aqaba, già molto animata (per usare un eufemismo) alle sette del mattino. Dalla costa un gabbiano in volo che, fotografato, mostra l’inequivocabile forma del becco del Gabbiano occhibianchi.
L’Osservatorio ornitologico ci aspetta alle otto e lì arricchiamo la lista del viaggio con un’Oca egiziana e un’Oca lombardella minore che chissà da dove viene, molti limicoli tra i quali Corriere grosso, Pittima reale, Combattente, Gambecchio comune, Piro piro piccolo e un bel paio di Pernici di mare comuni. I pochi Gabbiani presenti sono rosei e comuni. In volo Mignattini piombati e Parrocchetti dal collare.
Ci aspetta ormai solo il viaggio di ritorno ad Amman, ma lungo la strada nelle zone subito a nord di Aqaba si ritenta la ricerca della Silvia d’Arabia. Un paio di soste a vuoto, poi un volo sospetto da una acacia all’altra. Si vede per pochi attimi ma pare proprio lei e viene anche fotografata. Scompare come sua abitudine nel folto degli alberi e poi si invola spesso senza farsi notare. L’analisi delle foto di Silvio (chi ha più titolo di lui per fotografarla?) fuga gli ultimi dubbi. E’ davvero finita: si innesta la modalità “rientro” e anche lo stato d’animo vira di conseguenza.
27 aprile. 12° giorno
All’aeroporto solo il nostro autista pare conservare il buon umore. D’altra parte per lui comincia una breve pausa dal lavoro, per noi un lungo percorso ad ostacoli per ritornare a casa. “Habibi!”, ci saluta, qualsiasi sia il significato.
Da quando utilizzo la piattaforma di eBird, non compilo più checklist cartacee, sicuramente romantiche, certamente più suggestive da collezionare e riguardare quando non sarò più in grado di girare il mondo a caccia di lifers, ma decisamente meno pratiche da gestire e meno precise nel fissare tempo e luogo delle proprie osservazioni. Le mie checklist sono pubbliche e per ogni memoria di viaggio (almeno quelle degli ultimi sei anni) inserirò il link al relativo “trip report” o, come in questo caso, alla relative checklist: Giordania 2019